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Agrivoltaico: Cos'è e come funziona

L'agrivoltaico in Italia: come combinare agricoltura e produzione di energia solare

Redazione Moneyside · · 15 min di lettura · Verificato dalla redazione

Se sei un agricoltore, un imprenditore agricolo o semplicemente un consumatore attento alle dinamiche del settore energetico italiano, avrai certamente sentito parlare di agrivoltaico. Si tratta di una tecnologia innovativa che combina la produzione agricola tradizionale con la generazione di energia solare, creando un modello di sviluppo sostenibile e redditizio. Non è una semplice sovrapposizione di due attività: è una vera e propria integrazione intelligente che permette di sfruttare lo stesso terreno per due scopi simultaneamente, massimizzando i ricavi e minimizzando l'impatto ambientale.

In questa guida approfondita, esploreremo come funziona l'agrivoltaico in Italia, quali sono i vantaggi economici concreti, come accedere agli incentivi previsti dalla normativa italiana e dall'Unione Europea, e quali sono gli errori da evitare. Ti fornirò dati pratici, riferimenti normativi affidabili e esempi reali di progetti agrivoltaici in corso nel nostro paese. Se stai considerando di trasformare la tua azienda agricola o sei semplicemente curioso di comprendere una delle soluzioni più promettenti per la transizione energetica italiana, questa guida sarà una risorsa preziosa.

Definizione e principi fondamentali dell'agrivoltaico

Cosa significa agrivoltaico

L'agrivoltaico (o agrivoltaic in inglese) è un sistema integrato che combina la coltivazione agricola con l'installazione di impianti fotovoltaici sulla stessa superficie di terreno. A differenza di un semplice impianto solare su terreno agricolo, l'agrivoltaico mantiene la continuità produttiva agricola sotto e intorno ai pannelli solari, creando una sinergia tra le due attività.

La caratteristica distintiva è che i pannelli non sono installati a terra in modo tradizionale, ma su strutture rialzate (dette tracker solari o sistemi agrivoltaici avanzati) che permettono il passaggio della luce naturale e l'accesso ai mezzi meccanici per le operazioni agricole. Questa configurazione consente ai coltivatori di continuare a produrre colture, allevare animali o gestire pascoli sottostanti, generando al contempo energia rinnovabile.

Definizione normativa: Secondo il D.Lgs. 210/2021 (decreto che attua la direttiva UE 2018/2001 sulle energie rinnovabili), l'agrivoltaico è un sistema di produzione di energia da fonti rinnovabili che consente l'esercizio concomitante di un'attività agricola sullo stesso terreno, con una densità di copertura del suolo inferiore al 40%.

I due modelli principali di agrivoltaico

Esistono due approcci principali all'agrivoltaico, ciascuno con caratteristiche e vantaggi specifici per diverse situazioni agricole:

  1. Agrivoltaico statico o fisso: I pannelli solari sono installati su strutture fisse a terra, generalmente a un'altezza di 2-3 metri. Questo modello consente il passaggio di macchinari agricoli ed è particolarmente adatto per colture a basso fusto, ortaggi, o pascolo. La struttura è più economica da installare ma meno efficiente in termini di captazione solare, offrendo circa il 18-22% di efficienza energetica.
  2. Agrivoltaico dinamico (tracker solare): I pannelli seguono il movimento del sole durante la giornata grazie a un sistema motorizzato (tracker), massimizzando la produzione energetica fino al 25-30% rispetto ai sistemi fissi. È più sofisticato e costoso (investimento iniziale 20-30% superiore), ma offre rendimenti energetici superiori e, in certi modelli avanzati, permette di orientare i pannelli in modo da favorire la crescita di colture sottostanti.

Come funziona l'agrivoltaico in Italia: aspetti tecnici e normativi

Strutture e tecnologie utilizzate

Gli impianti agrivoltaici italiani utilizzano diverse configurazioni costruttive, selezionate in base alle caratteristiche del terreno e alle colture presenti:

  • Strutture verticali: Pannelli disposti verticalmente o quasi, che creano corridoi tra le file, permettendo il passaggio di mezzi meccanici e la coltivazione di ortaggi intensivi.
  • Strutture a pergolato: I pannelli sono montati su una struttura simile a un pergolato, con altezza di almeno 2,2 metri, che consente il passaggio di trattori e la coltivazione sottostante di foraggere e pascoli.
  • Sistemi a tracker mono-assiale: Strutture che ruotano su un asse orizzontale, seguendo il sole da est a ovest. Offrono la migliore efficienza energetica e permettono comunque operazioni agricole.
  • Colture su rotaia (advanced agrivoltaics): Pannelli montati su sistemi che si spostano lateralmente, permettendo l'accesso completo al terreno per le operazioni agricole in determinati periodi dell'anno.

Consiglio pratico: Se possiedi un terreno agricolo, prima di scegliere una configurazione agrivoltaica, analizza attentamente le tue coltivazioni attuali e i loro cicli produttivi. Colture a basso fusto (insalata, fragole, spinaci) funzionano bene con sistemi fissi a pergolato, mentre colture più alte, foraggi o pascoli beneficiano di sistemi tracker più avanzati che garantiscono maggiore luminosità.

Il quadro normativo e gli incentivi 2025-2026

L'Italia ha sviluppato un framework normativo specifico per l'agrivoltaico, con importanti incentivi economici. Il Decreto Legislativo 210/2021 implementa la direttiva europea sulle energie rinnovabili e contiene disposizioni dedicate all'agrivoltaico, stabilendo che la densità di copertura del suolo non deve superare il 40% (misurata come rapporto tra la superficie occupata dai pannelli e la superficie totale), l'altezza minima dei pannelli deve permettere il passaggio di mezzi agricoli (almeno 2,1-2,2 metri), e deve essere garantita la continuità dell'attività agricola con adeguata documentazione della produzione.

Il Decreto Ministeriale "Agrivoltaico" (2024-2025) del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha pubblicato linee guida specifiche per i progetti che accedono agli incentivi, con requisiti principali che includono densità di copertura massima del 40%, altezza minima di almeno 2,1 metri da terra per sistemi fissi, continuità agricola con produzione che deve rappresentare almeno il 70% della media storica per l'azienda, e potenza massima per azienda di 1 MW per beneficiare di certi regimi agevolati.

Attenzione ai requisiti normativi: Se la tua azienda agricola non ha una produzione agricola documentata negli ultimi anni, potrebbe essere esclusa dai programmi di incentivazione. Mantieni sempre la documentazione dettagliata delle coltivazioni, dei rendimenti, delle vendite e degli input produttivi. I controlli della Guardia di Finanza sono frequenti.

Fondi disponibili e accesso alle agevolazioni

A partire dal 2024-2026, l'Italia ha allocato risorse significative per l'agrivoltaico attraverso il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) con stanziamenti per impianti agrivoltaici innovativi, priorità per aziende agricole di piccole e medie dimensioni, e il Conto Energia Agrivoltaico, un regime di incentivazione tariffaria per l'energia prodotta, con tariffe differenziate in base alla configurazione dell'impianto.

Sono inoltre disponibili detrazioni fiscali al 50% per investimenti in impianti rinnovabili su terreni agricoli secondo il D.Lgs. 34/2020, contributi a fondo perduto gestiti dalle Regioni (percentuali variabili dal 40% al 100% nei piccoli comuni), e accesso al finanziamento agevolato tramite Cassa Depositi e Prestiti per progetti agrivoltaici certificati.

Vantaggi economici e ambientali concreti

Benefici finanziari documentati

Dal punto di vista strettamente economico, l'agrivoltaico offre diverse fonti di reddito simultanee. Per un ettaro di terreno in condizioni medie, con impianto da circa 30-40 kW, i redditi stimati sono: produzione agricola (colture) da 2.000 a 5.000 euro annui (varia in base al tipo di coltura e rese storiche), vendita di energia solare da 4.000 a 8.000 euro annui (dipende da irraggiamento locale, configurazione, e incentivi vigenti), e incentivi statali da 1.000 a 3.000 euro nei primi anni (decrementali nel tempo; variano per regione e configurazione dell'impianto). Il reddito totale annuo oscilla tra 7.000 e 16.000 euro per ettaro in buone condizioni.

Questi dati sono basati su analisi di progetti pilota in corso in Lombardia, Toscana, Puglia e Piemonte, come riportato nei rapporti dell'ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) del 2024 e nelle case studies del Politecnico di Milano.

Benefici ambientali e di sostenibilità

L'agrivoltaico genera diversi benefici ambientali documentati: riduce le emissioni di CO2 di circa 70-80 tonnellate di CO2 equivalente per ettaro all'anno rispetto a colture intensive tradizionali, migliora la biodiversità del suolo aumentando la presenza di microrganismi benefici e favorendo l'habitat di insetti impollinatori, e ottimizza l'uso della risorsa idrica riducendo l'evapotraspirazione grazie all'ombreggiatura parziale dei pannelli solari.

Inoltre, l'agrivoltaico contribuisce alla rigenerazione dei terreni degradati, alla riduzione dell'erosione del suolo e al miglioramento della qualità dell'aria locale. Questi benefici sono certificati da studi universitari e monitora attraverso i sistemi di certificazione ambientale europei.

Ostacoli normativi e fiscali

Nonostante i vantaggi, l'agrivoltaico incontra ancora alcuni ostacoli in Italia. Le normative risultano frammentate tra regioni diverse, con criteri di autorizzazione e incentivi che variano significativamente. Inoltre, la classificazione catastale dei terreni con impianto agrivoltaico non è completamente definita, creando incertezze sulla tassazione IMU e TASI. Gli incentivi statali (Decreto Agrivoltaico 2022) sono limitati e decrementali nel tempo, passando dal 40% della spesa iniziale nei primi anni al 20-30% negli anni successivi.

È consigliabile consultare un commercialista esperto in diritto energetico e fiscale agrario prima di avviare un progetto, per valutare la posizione tributaria specifica e sfruttare al massimo le agevolazioni disponibili.

Prospettive future e sviluppo del settore

Il mercato dell'agrivoltaico in Italia è in forte crescita. Si stima che entro il 2030 la superficie coperta da impianti agrivoltaici raggiungerà i 50.000-100.000 ettari (dai circa 10.000 ettari attuali), con un valore di investimenti superiore a 5 miliardi di euro. Le regioni meridionali (Puglia, Sicilia, Sardegna) rappresentano i mercati più dinamici grazie a maggiore insolazione e disponibilità di terreni.

Le tecnologie stanno evolvendo verso pannelli sempre più sofisticati, con migliore trasparenza e tracciamento solare, che consentono una migliore penetrazione della luce per le colture sottostanti. Inoltre, sono in sviluppo norme europee standardizzate (EU Green Deal) che faciliteranno l'omologazione dei sistemi e la loro diffusione transnazionale.

Domande Frequenti

Quali sono i costi iniziali per installare un impianto agrivoltaico?

I costi iniziali dipendono dalla dimensione e dalla complessità dell'impianto. Per un progetto medio su 1 ettaro con pannelli da 30-40 kW, il costo varia da 35.000 a 60.000 euro lordi, comprensivo di progettazione, installazione, autorizzazioni e collaudo. Nel dettaglio: i pannelli solari e strutture di sostegno rappresentano il 40-50% della spesa, i lavori di installazione e allacci il 25-30%, le pratiche autorizzative e consulenze il 15-20%, e le infrastrutture agricole aggiuntive il 10-15%. Questi costi possono essere ridotti dagli incentivi statali (Decreto Agrivoltaico) che coprono fino al 40% della spesa nei primi anni, e da eventuali agevolazioni regionali. È opportuno richiedere preventivi specifici a installatori certificati e valutare le possibilità di accesso al credito agevolato o leasing.

Quanto tempo è necessario per ottenere le autorizzazioni e avviare l'impianto?

Quanto tempo è necessario per ottenere le autorizzazioni e avviare l'impianto?

I tempi per l'avvio di un impianto agrivoltaico variano in base alla complessità del progetto e alla regione. In generale, la procedura può richiedere 6-12 mesi dalla presentazione della domanda all'attivazione. Nello specifico: la fase di progettazione e preparazione della documentazione richiede 1-2 mesi, l'iter autorizzativo presso i comuni e le regioni circa 2-4 mesi (a volte più a lungo se occorrono valutazioni ambientali), l'ottenimento del nulla osta da Terna o dal gestore della rete può prolungare i tempi di altri 1-2 mesi, infine i lavori di installazione e collaudo richiedono 2-3 mesi. È consigliabile affidarsi a professionisti esperti che conoscono i procedimenti locali e possono accelerare i tempi attraverso una corretta compilazione della documentazione.

Domande Frequenti

Posso installare un impianto agrivoltaico in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici o ambientali?

Sì, è possibile installare un impianto agrivoltaico anche in zone vincolate, ma con maggiori restrizioni. Le aree sottoposte a vincoli paesaggistici, come quelle vicino a beni culturali o in zone protette, richiedono autorizzazioni paesaggistiche aggiuntive rilasciate dalla soprintendenza. Allo stesso modo, le aree incluse in parchi naturali o siti Natura 2000 necessitano di valutazioni di incidenza ambientale. La soluzione agrivoltaica può risultare vantaggiosa proprio in questi contesti perché consente di mantenere l'attività agricola primaria, riducendo l'impatto visivo rispetto agli impianti solari tradizionali. È fondamentale consultare gli uffici comunali e regionali competenti in fase preliminare per verificare la fattibilità del progetto specifico e ricevere indicazioni sulle strutture idonee (altezze, materiali, distanze).

Quale rendimento energetico posso aspettarmi e come influisce la stagionalità?

Il rendimento di un impianto agrivoltaico dipende da molteplici fattori: la località geografica, l'inclinazione e orientamento dei pannelli, il tipo di coltura sottostante e la configurazione verticale dell'impianto. In linea generale, un impianto agrivoltaico ben progettato in Italia produce mediamente 1.100-1.400 kWh per ogni kWp installato annualmente, un valore leggermente inferiore rispetto a un impianto tradizionale per via dell'ombreggiamento parziale, ma comunque economicamente conveniente. La produzione varia sensibilmente tra le stagioni: nei mesi estivi la produzione è massima (anche grazie al beneficio dell'ombreggiamento per le colture), mentre in inverno diminuisce naturalmente. Alcuni sistemi agrivoltaici dinamici, con inseguitori solari, riescono a recuperare parte della perdita di produttività. È importante che il progettista realizzi una simulazione energetica specifica per il vostro terreno, considerando i dati storici di insolazione della zona e la configurazione esatta dell'impianto.

Quali colture si adattano meglio all'agrivoltaico e devo cambiare le mie colture attuali?

Quali colture si adattano meglio all'agrivoltaico e devo cambiare le mie colture attuali?

Le colture più adatte all'agrivoltaico sono quelle che tollerano bene l'ombreggiamento parziale. Tra le opzioni migliori troviamo ortaggi a foglia come lattuga, spinaci e cavoli, che anzi beneficiano della riduzione della luce solare intensa nei mesi estivi, mantenendo maggiore freschezza e umidità. Anche frutti di bosco (mirtilli, more, lamponi), erbe aromatiche e legumi si adattano molto bene. Per quanto riguarda cereali e mais, è possibile coltivarli sotto strutture agrivoltaiche, ma con rese leggermente inferiori rispetto alla coltivazione tradizionale in pieno campo.

La buona notizia è che non è obbligatorio cambiare completamente le colture attuali. Un progetto agrivoltaico well-designed permette di diversificare la produzione: è possibile mantenere colture più redditizie negli spazi tra i filari di pannelli e introdurre colture complementari nelle zone di maggiore ombreggiamento. Un'analisi agronomica preliminare del vostro terreno e delle vostre pratiche colturali attuali è fondamentale per identificare la migliore combinazione di colture e massimizzare sia il reddito agricolo che la produzione energetica.

Domande Frequenti

Quanto costa installare un impianto agrivoltaico e quali sono i tempi di ammortamento?

Il costo di un impianto agrivoltaico varia significativamente in base alla potenza, alla complessità della struttura e alle caratteristiche del terreno. Per un impianto di piccolo-medio taglio (20-50 kW), il costo totale si aggira tra € 35.000 e € 80.000, con un costo al kilowatt installato di circa € 1.800-2.200. Questo è leggermente superiore rispetto a un impianto fotovoltaico tradizionale a terra, a causa della struttura più sofisticata e dei costi di progettazione agronomica.

Per quanto riguarda l'ammortamento, bisogna considerare sia il reddito energetico (con l'accesso agli incentivi del Decreto Agricoltura 2024 e alla vendita dell'energia) sia il mantenimento della produzione agricola. I tempi di rientro dell'investimento oscillano tra 8 e 12 anni in condizioni medie, grazie anche agli attuali incentivi statali per le aziende agricole. Dopo questo periodo, l'impianto continua a generare reddito con costi di manutenzione contenuti. È consigliabile richiedere preventivi dettagliati ai fornitori specializzati per ottenere una stima precisa calcolata sulle vostre specifiche condizioni di ubicazione e consumi energetici.

Posso ottenere finanziamenti o agevolazioni fiscali per un impianto agrivoltaico?

Sì, nel 2026 le aziende agricole che investono in agrivoltaico hanno accesso a diversi strumenti di supporto. Innanzitutto, gli impianti agrivoltaici rientrano negli incentivi del Decreto Agricoltura, che prevede tariffe incentivanti sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Inoltre, se l'azienda ha una struttura societaria (non è una persona fisica), può beneficiare di detrazioni fiscali per investimenti in tecnologie green e, in alcuni casi, di finanziamenti agevolati da banche convenzionate.

È inoltre possibile accedere a contributi regionali e fondi strutturali europei (come il FEASR - Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) attraverso i Piani di Sviluppo Rurale delle singole regioni. Molte regioni hanno bandito avvisi specifici per l'agrivoltaico nel 2024-2025, con copertura di parte dell'investimento. Infine, l'impianto agrivoltaico comporta una riduzione del carico fiscale ambientale nel medio-lungo termine, grazie ai benefici economici della doppia produzione. Consigliamo di contattare un commercialista specializzato in agricoltura per identificare le agevolazioni più adatte al vostro caso specifico.

Quanto spazio serve e come si ottiene l'autorizzazione per installare l'impianto?

Lo spazio minimo richiesto per un impianto agrivoltaico dipende dalla potenza desiderata. Come orientamento, servono circa 5-8 ettari di terreno per un impianto di 100 kW (considerando la densità media di pannelli e lo spazio necessario per le coltivazioni). Sono possibili anche impianti di dimensioni minori su terreni più piccoli, adattando la configurazione strutturale. Il terreno deve essere agricolo o destinabile a uso agricolo, ben livellato e privo di vincoli paesaggistici molto stringenti.

Per quanto riguarda le autorizzazioni, la procedura varia a seconda della regione. Generalmente, è necessario presentare domanda di autorizzazione al Comune e acquisire il parere della Sovrintendenza se il terreno è in zone vincolate. Molte regioni, però, hanno semplificato le procedure per l'agrivoltaico, permettendo una comunicazione semplificata anziché un permesso di costruire. È fondamentale che il vostro progettista (agronomo e ingegnere) rediga una relazione agroforestale completa, dimostrando che l'attività agricola rimane prevalente e che i benefici ambientali sono significativi. I tempi di autorizzazione oscillano tra 2 e 6 mesi, a seconda della complessità della documentazione e della correttezza della pratica presentata.

Quali sono i rischi e gli accorgimenti pratici da considerare per evitare problemi nel 2026?

I principali rischi dell'agrivoltaico riguardano la scelta della location (insolazione insufficiente, terreni idrogeologicamente compromessi), la compatibilità tra le colture selezionate e l'ombreggiamento (perdite di resa non compensate da altri benefici), e la manutenzione della struttura (corrosione, usura meccanica, costi di pulizia dei pannelli). Un altro rischio è la scarsa pianificazione agronomica, che porta a una produzione agricola marginale e quindi al mancato raggiungimento dei requisiti di "agrivoltaico autentico" richiesti dai regolamenti.

Per evitare questi problemi nel 2026, consigliamo di:

  • Affidare la progettazione a team multidisciplinari composti da agronomi e ingegneri con esperienza specifica in agrivoltaico, non a semplici installatori di fotovoltaico;
  • Richiedere studi di fattibilità agronomica che dimostrino la redditività delle colture scelte prima di installare i pannelli;
  • Stipulare contratti di gestione e manutenzione chiari che prevedano pulizia dei pannelli, controllo della struttura e supporto agronomico continuo;
  • Documentare accuratamente la produzione agricola tramite registri e certificazioni, per comprovare il mantenimento dell'attività agricola principale;
  • Valutare la vicinanza a centri di ricerca e reti di agrivoltaico per accedere a formazione e best practice aggiornate;
  • Negoziare contratti di vendita dell'energia a lungo termine (PPA) con operatori affidabili per garantire stabilità economica.

Un ulteriore accorgimento è verificare che il vostro assicuratore agricolo copra i rischi specifici dell'impianto fotovoltaico integrato, e che la configurazione strutturale sia progettata per resistere a eventi climatici estremi sempre più frequenti.

Le guide Moneyside hanno carattere educativo e informativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF) e della Direttiva MiFID II. Verifica sempre le informazioni con fonti ufficiali o un professionista qualificato.

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