Come vengono tassati gli interessi bancari in Italia: ritenuta e dichiarazione
La tassazione degli interessi bancari in Italia si basa su un meccanismo denominato ritenuta d'acconto. In parole semplici, significa che la banca non ti accredita gli interessi lordi, ma li accredita al netto di una trattenuta fiscale calcolata come percentuale dell'importo. Questa ritenuta viene versata direttamente all'Agenzia delle Entrate dalla banca stessa, quindi tu non devi occupartene direttamente.
Il vantaggio di questo sistema, dal punto di vista dell'erario, è l'incasso immediato dell'imposta. Dal punto di vista del contribuente, consente di non doversi preoccupare di pagamenti imprevisti al momento della dichiarazione dei redditi: la maggior parte della tassazione è già stata "versata in anticipo".
Normativa di riferimento: La ritenuta d'acconto sugli interessi bancari è disciplinata dall'articolo 27 del D.Lgs. 600/1973 e successive modificazioni. È una forma di prelievo fiscale anticipato e obbligatorio, che non può essere evitata nemmeno con depositi in conti esteri (se rientrati sotto l'IVIE/IVAFE).
A partire dal 2020, l'aliquota della ritenuta d'acconto sugli interessi bancari in Italia è stata fissata al 26%. Questa è l'aliquota ordinaria che si applica a quasi tutte le forme di risparmio bancario tradizionali, come conti correnti con capitalizzazione di interessi, libretti di risparmio postali e bancari, certificati di deposito (CD), buoni fruttiferi, conti deposito a termine e a vista, nonché plusvalenze da operazioni su titoli in alcuni casi.
È importante sottolineare che il 26% si applica sul lordo degli interessi, non sul netto. Se gli interessi lordi sono pari a 1.000 euro, la ritenuta sarà di 260 euro, e tu riceverai 740 euro netti. Questo elemento è fondamentale per la pianificazione finanziaria personale.
Attenzione alle aliquote agevolate: Il 26% è l'aliquota standard, ma sono state introdotte aliquote agevolate per determinati strumenti, come i Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) e le obbligazioni bancarie emesse prima di determinate date. Verifica sempre il tipo di investimento che possiedi consultando il prospetto informativo della banca.
A ogni fine anno, la banca è obbligata a fornire al correntista un documento denominato prospetto di rendiconto o estratto conto speciale, nel quale vengono indicati l'importo lordo degli interessi percepiti durante l'anno, l'importo della ritenuta d'acconto trattenuta, l'importo netto degli interessi accreditati e le eventuali spese bancarie e oneri accessori.
Questo documento è fondamentale per la compilazione della dichiarazione dei redditi. Le banche, inoltre, comunicano direttamente all'Agenzia delle Entrate i dati degli interessi percepiti dai loro clienti tramite il modello IPMF, rendendo difficile "dimenticarsi" di dichiarare gli interessi ricevuti. La comunicazione è pressoché istantanea, quindi il Fisco ha i tuoi dati ancora prima che tu finisca di compilare il 730.
Nel modello Unico (PF) oppure nel Modello 730, gli interessi bancari rientrano nella categoria dei redditi diversi secondo l'articolo 67, comma 1, lettera e della TUIR. La procedura è lineare: rivedi il prospetto di rendiconto bancario per controllare che l'importo degli interessi lordi sia corretto, quindi dichiara gli interessi nel modello 730 (quadro RM) oppure nel Modello Unico (quadro RF), specificando l'importo lordo e la ritenuta versata.
Ricorda che la ritenuta d'acconto è un'imposta già versata; non è un costo deducibile, ma un pagamento in acconto dell'IRPEF. Il suo importo si somma ai tuoi altri redditi per il calcolo dell'IRPEF totale. Se la tua aliquota marginale è inferiore al 26%, avrai diritto a un rimborso; se è superiore, dovrai versare un saldo.
Supponiamo che tu abbia un conto corrente presso una banca italiana. Nel corso dell'anno 2026, percepisci interessi lordi per un importo di 500 euro. Il calcolo della ritenuta funziona così: Interessi lordi di 500,00 euro moltiplicati per l'aliquota ritenuta del 26% equivalgono a 130,00 euro di importo ritenuta. L'importo netto accreditato sarà quindi 500,00 meno 130,00, ovvero 370,00 euro.
Nel modello 730, dichiarerai il reddito lordo di 500,00 euro e la ritenuta versata di 130,00 euro. Questo importo si somma ai tuoi altri redditi per il calcolo dell'IRPEF totale. Se la tua aliquota IRPEF marginale è del 23% (scaglione fino a 15.000 euro), allora l'IRPEF teorica sugli interessi sarà 500,00 euro moltiplicati per il 23%, ovvero 115,00 euro. Poiché hai già versato 130,00 euro di ritenuta, avrai diritto a un rimborso di 15,00 euro (differenza tra 130,00 e 115,00).
Esistono alcune fattispecie in cui gli interessi bancari sono completamente esenti da tassazione. Rientrano in questa categoria gli interessi sui conti correnti dedicati ai minori, fino a una soglia di reddito annuo se il minore non percepisce altri redditi significativi. Anche gli interessi sulle somme depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti per finalità specifiche, come mutui agevolati, beneficiano di questa esenzione.
I Piani Individuali di Risparmio (PIR), disciplinati dal D.L. 66/2013, consentono agli interessi e alle plusvalenze da titoli italiani di beneficiare di un regime agevolato del 10% (invece del 26%), sotto determinate condizioni di permanenza e composizione del portafoglio. Alcuni buoni fruttiferi di categoria "premio" dello Stato italiano godono inoltre di agevolazioni specifiche.
Verifica la tua idoneità al PIR: Se hai risorse significative da investire e un orizzonte temporale di almeno 5 anni, un Piano Individuale di Risparmio potrebbe ridurre il carico fiscale dal 26% al 10%. Contatta un consulente bancario per valutare se il tuo profilo di rischio è compatibile con gli investimenti in titoli italiani richiesti dal PIR.
Se hai depositi presso banche estere, la situazione si complica leggermente. L'Italia ha normative specifiche per la tassazione dei depositi esteri denominate IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili Situati all'Estero) e IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie Estere). Per quanto riguarda gli interessi, continua a valere l'aliquota del 26% di ritenuta d'acconto, se applicate dalle banche estere.
Devi dichiarare l'importo lordo degli interessi nel modello Unico o 730, specificando il Paese di provenienza. Potrebbero applicarsi convenzioni internazionali che modificano l'aliquota: ad esempio, con alcuni Paesi UE potrebbe essere prevista una ritenuta ridotta. È obbligatorio compilare il modello RW per l'estero se possiedi depositi oltre i 10.000 euro presso banche non italiane.
Se il conto corrente è intestato a entrambi i coniugi (conto cointestato), gli interessi vengono divisi al 50% tra i due, indipendentemente da come è stato effettuato il versamento iniziale. Questo è un aspetto importante dal punto di vista fiscale, perché consente di distribuire il reddito in modo equilibrato qualora uno dei coniugi si trovi in uno scaglione IRPEF inferiore.
Per le società semplici (ad esempio partnership di professionisti), gli interessi sono tassati direttamente in capo alla società, non ai singoli soci. La banca applica la ritenuta d'acconto del 26% al nome della società, e la società deve dichiarare il reddito nel modello Redditi SC oppure nel modello Unico per società di persone.
Uno dei metodi più legittimi per ridurre il carico fiscale sugli interessi è la pianificazione dei redditi negli scaglioni IRPEF. Ricorda che il primo scaglione (aliquota 23%) va fino a 15.000 euro annui; il secondo scaglione (aliquota 27%) è compreso tra 15.000 e 28.000 euro; il terzo scaglione (aliquota 38%) va da 28.000 a 55.000 euro, mentre gli scaglioni superiori (fino al 43%) riguardano i redditi oltre 55.000 euro.
Se sei in un scaglione basso e possiedi coniuge o figli a ca rico reddito, potresti considerare la gestione patrimoniale condivisa per sfruttare le aliquote più basse dei familiari. Questa strategia è legittima purché rispetti le norme sul trasferimento della proprietà e non costituisca evasione fiscale.
Esistono alcuni prodotti finanziari che godono di tassazione agevolata rispetto ai semplici conti di deposito. I Titoli di Stato (BOT, CCT, BTP) sono sottoposti a ritenuta del 12,50% anziché del 26%, offrendo un notevole vantaggio fiscale. Anche i fondi comuni di investimento e gli ETF possono presentare regimi fiscali più favorevoli, soprattutto se con orizzonte temporale lungo.
Per i soggetti ad elevato reddito, i Piani Individuali di Risparmio (PIR) rappresentano un'opportunità interessante, con tassazione agevolata sulle plusvalenze per chi mantiene l'investimento per almeno 5 anni.
Il conto deposito vincolato applica la medesima ritenuta del 26%, ma offre tassi di interesse generalmente superiori rispetto ai conti correnti ordinari. Il libretto postale, gestito da Poste Italiane, segue la stessa tassazione. La scelta tra questi strumenti dipende dalle tue esigenze di liquidità: se puoi vincolare il denaro per periodi prolungati, il conto deposito a scadenza fissa ti garantisce un rendimento migliore rispetto al denaro lasciato a vista.
Se sei un imprenditore o un lavoratore autonomo, gli interessi sui debiti contratti per l'attività professionale possono essere deducibili dal reddito imponibile. Ad esempio, se hai un mutuo per l'acquisto di un immobile destinato all'attività commerciale, gli interessi sono deducibili. Tuttavia, gli interessi su prestiti personali non hanno alcuna deducibilità fiscale per i cittadini privati.
La ritenuta d'acconto del 26% (o 12,50% per i Titoli di Stato) non viene accreditata direttamente sul conto del cliente. Piuttosto, la banca la trattiene al momento del pagamento degli interessi e la versa direttamente all'Agenzia delle Entrate entro il mese successivo a quello di maturazione. Tu non ricevi una restituzione automatica: la ritenuta viene compensata in sede di dichiarazione dei redditi. Se sei un contribuente con reddito molto basso o se sei in una situazione particolare, potresti avere diritto a un rimborso parziale, ma questo avviene esclusivamente tramite la presentazione della dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Unico).
Nel caso di conto corrente cointestato tra coniugi o familiari, gli interessi maturati sono tassati in base alla quota di proprietà dichiarata. Se il conto è intestato al 50% a ciascun coniuge, gli interessi verranno divisi equamente e ciascuno riceverà una comunicazione dalla banca con la propria quota imponibile. La banca applicherà la ritenuta proporzionalmente a ciascun titolare. Se il conto è cointestato al padre e al figlio, la tassazione avverrà in base alle quote specificate all'apertura del conto. È importante comunicare correttamente le quote all'istituto di credito per evitare discrepanze nella tassazione e problemi con le autorità fiscali.
No, non è possibile evitare legalmente la tassazione degli interessi utilizzando strumenti finanziari esteri o esterovestiti. L'Agenzia delle Entrate italiana ha competenza fiscale su tutti i redditi di fonte italiana, indipendentemente da dove la banca ha sede. I conti correnti esteri devono essere dichiarati nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi se il valore complessivo supera i 10.000 euro. Gli interessi maturati su conti esteri rimangono comunque tassabili in Italia secondo le normative FATCA e lo scambio automatico di informazioni tra paesi (Common Reporting Standard). Tentare di nascondere redditi da interessi esteri costituisce evasione fiscale e comporta sanzioni amministrative e penali significative. La trasparenza verso il fisco è l'unico approccio legittimo.
La ritenuta fiscale del 26% non rappresenta un costo aggiuntivo applicato dalla banca, ma una trattenuta diretta operata dall'istituto di credito per conto dello Stato. Tuttavia, alcune banche potrebbero addebitare commissioni per l'apertura del conto, il mantenimento annuale o specifiche operazioni. Questi costi sono indipendenti dalla tassazione degli interessi e devono essere dichiarati chiaramente nel foglio informativo del conto. Nel 2026, confrontare le condizioni offerte da diversi istituti rimane essenziale per minimizzare le spese complessive. Prestare attenzione alle promozioni che azzerano i costi per il primo anno: spesso le commissioni riappaiono successivamente. La ritenuta fiscale del 26% viene sempre calcolata automaticamente dalla banca sul lordo degli interessi maturati, senza margini di negoziazione da parte del cliente.
La banca deve comunicare l'importo lordo degli interessi maturati nel corso dell'anno solare entro il 31 gennaio dell'anno successivo tramite l'estratto conto di fine anno o apposita comunicazione. Nel 2026, questa comunicazione avverrà entro il 31 gennaio 2027 per gli interessi maturati nel 2026. Gli interessi vengono capitalizzati mensilmente o trimestralmente a seconda delle condizioni contrattuali stipulate all'apertura del conto. La ritenuta fiscale viene operata automaticamente al momento della maturazione degli interessi, quindi non è necessario attendere comunicazioni ufficiali per sapere l'importo trattenuto. Per verificare l'esattezza del calcolo, è consigliabile controllare periodicamente l'estratto conto e confrontare i dati con l'importo comunicato dalla banca entro gennaio. Se riscontrate discrepanze, contattate immediatamente l'istituto di credito per ottenere chiarimenti e possibili correzioni prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.
Sì, il conto corrente rimane uno strumento essenziale per la gestione quotidiana del denaro, indipendentemente dalla tassazione degli interessi. I tassi di interesse sugli assegni oggi rimangono molto bassi (spesso tra lo 0,01% e lo 0,50% annuo), quindi l'importo totale delle imposte pagate è contenuto. Un conto corrente consente di effettuare pagamenti tracciati, ricevere lo stipendio, usufruire di servizi quali i bonifici online e mantenere la sicurezza del denaro depositato presso un istituto regolamentato. Inoltre, il saldo zero o negativo non genera interessi da tassare, per cui chi utilizza il conto unicamente per transazioni senza accumulare depositi significativi non paga imposte su interessi. Nel 2026, valutare l'apertura di un conto presso una banca digitale potrebbe ridurre i costi di gestione mantenendo gli stessi vantaggi fiscali. Se desiderate accumulare risparmi generando rendite superiori, considerate strumenti alternativi come i titoli di Stato, i fondi comuni d'investimento o i piani di accumulo del capitale, che offrono regimi fiscali differenti e potenzialmente più vantaggiosi in base al vostro profilo di rischio.
Gli interessi lordi (al lordo della ritenuta del 26%) devono essere dichiarati nel quadro RL della dichiarazione dei redditi. Nel modello 730, la sezione dedicata ai redditi da capitale comprende automaticamente gli importi lordi comunicati dalle banche tramite il flusso telematico verso l'Agenzia delle Entrate. Non è necessario effettuare calcoli manuali: l'amministrazione fiscale incrocia già le informazioni fornite dall'istituto di credito. Nel 2026, il modello Redditi per i lavoratori autonomi e i titolari di partita IVA prevede il Quadro RB per i redditi di capitale, dove gli interessi bancari devono essere inseriti al lordo. La ritenuta fiscale del 26% versata dalla banca vi verrà accreditata automaticamente come credito d'imposta nella dichiarazione. Se complessivamente la dichiarazione genera un rimborso, gli interessi contribuiranno a diminuire l'importo dovuto o ad aumentare il rimborso complessivo. Non necessitate di ricevute dalla banca: la comunicazione telematica è sufficiente per scopi fiscali. Conservate comunque gli estratti conto per eventuali verifiche dell'Agenzia delle Entrate negli anni successivi.
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