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Conto deposito vs BTP: Cosa conviene nel 2026?

Confronto tra conto deposito e titoli di stato italiani: rendimenti, rischi e fiscalità

Redazione Moneyside · · 11 min di lettura · Verificato dalla redazione

Nel corso del 2025 e nella prospettiva del 2026, gli italiani si trovano di fronte a una scelta finanziaria sempre più pressante: dove parcheggiare i propri risparmi in modo sicuro e redditizio. I tassi di interesse, dopo anni di politica monetaria espansiva, hanno raggiunto livelli che non si vedevano da un decennio, rendendo più interessanti sia i conti deposito offerti dalle banche che i titoli di stato italiani (BTP). Tuttavia, non esiste una risposta universale valida per tutti: la scelta dipende dal profilo di rischio, dall'orizzonte temporale e dalle priorità fiscali di ogni risparmiatore.

In questa guida approfondita, metterò a confronto diretto i due strumenti, analizzando rendimenti reali, rischi sottostanti, implicazioni fiscali e situazioni concrete in cui uno è preferibile all'altro. Grazie a 15 anni di esperienza nel settore, fornirò valutazioni basate su normativa vigente (TUB e TUF), dati di mercato aggiornati e scenari pratici che ti aiuteranno a prendere una decisione consapevole e allineata ai tuoi obiettivi finanziari.

Che cosa sono il conto deposito e i BTP

Il conto deposito: caratteristiche e funzionamento

Il conto deposito (detto anche "conto risparmio vincolato" o "conto vincolato") è uno strumento bancario regolamentato dal Testo Unico Bancario (D.Lgs. 385/1993) che consente al correntista di depositare denaro presso una banca per ottenere un rendimento in forma di interesse. A differenza del conto corrente tradizionale, il conto deposito non prevede operatività (versamenti e prelievi frequenti), bensì una somma depositata per un periodo predeterminato (da pochi mesi a 5 anni o più) a fronte di un tasso d'interesse fisso o variabile.

Nel 2025-2026, le banche italiane e internazionali offrono tassi annui che oscillano tra il 2,5% e il 4,5% lordo, a seconda della durata del vincolo, della banca e del momento del deposito. La sicurezza è garantita dalla Garanzia dei Depositi fino a 100.000 euro per depositante e per banca, secondo il D.Lgs. 252/2005.

I BTP: obbligazioni del Tesoro italiano

I Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) sono titoli di stato emessi dal Ministero dell'Economia e delle Finanze italiano. Rappresentano un prestito che il sottoscrittore (tu) concede allo Stato italiano, ricevendo in cambio cedole periodiche (pagamenti d'interesse) e il rimborso del capitale alla scadenza. I BTP sono regolamentati dal Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/1998) e negoziati su mercati regolamentati.

Nel 2026, i BTP disponibili hanno scadenze che variano da 2 a 30 anni, con rendimenti (yield to maturity) compresi tra il 2,8% e il 3,9% lordo annuo, a seconda della durata. A differenza del conto deposito, i BTP comportano un rischio di mercato: il loro prezzo fluttua giornalmente, e se li vendi prima della scadenza potresti realizzare una perdita o un guadagno.

Confronto dei rendimenti nel 2025-2026

Rendimenti lordi e netti

Per una valutazione realistica, è fondamentale confrontare i rendimenti netti, cioè al netto della tassazione. In Italia, sia gli interessi del conto deposito che le cedole dei BTP sono soggetti a una imposta sostitutiva del 26%, calcolata secondo le disposizioni del D.Lgs. 461/1997 (tassazione dei redditi di capitale).

Strumento Tasso lordo 2026 Aliquota fiscale Tasso netto (esempio) Durata tipica
Conto deposito 1 anno 3,2% 26% 2,37% 12 mesi
Conto deposito 2 anni 3,5% 26% 2,59% 24 mesi
BTP 3 anni 3,1% 26% 2,29% 36 mesi
BTP 10 anni 3,5% 26% 2,59% 120 mesi

Nota importante: I rendimenti nella tabella sono indicativi e basati su condizioni di mercato di inizio 2025. I tassi reali dei conti deposito variano quotidianamente a seconda della banca; i BTP variano in funzione delle quotazioni di mercato e del contesto economico europeo.

Rendimento reale e inflazione

Un dato spesso trascurato è il rendimento reale, cioè il guadagno al netto dell'inflazione. Nel 2025, l'inflazione italiana è stimata intorno al 1,5-2,0% annuo secondo le previsioni ISTAT. Questo significa che con un conto deposito al 3,2% lordo (2,37% netto), il rendimento reale è circa 0,4-0,9%, mentre con un BTP al 3,5% lordo (2,59% netto), il rendimento reale è circa 0,6-1,1%. In entrambi i casi, il guadagno reale è modesto, ma non nullo: stai comunque proteggendo il tuo capitale dall'erosione inflazionistica.

Analisi dei rischi

Rischi del conto deposito

Il conto deposito è generalmente considerato lo strumento più sicuro per il piccolo risparmiatore italiano. I principali rischi sono minimi: il rischio di credito della banca è coperto fino a 100.000 euro dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD); il rischio di tasso d'interesse esiste come "costo opportunità" se depositi a tasso fisso per 2 anni al 3,5% e i tassi salgono al 4,5%, ma non genera perdite reali; il rischio di liquidità è la mancanza di disponibilità del denaro prima della scadenza senza penali.

Protezione limitata: Ricorda che la garanzia dei depositi copre fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Se hai risparmi superiori, distribuisci tra più istituti per mantenere la protezione totale. Inoltre, per i conti cointestati, la garanzia è di 100.000 euro per ogni cointestatario.

Rischi dei BTP

I BTP espongono a rischi più articolati rispetto ai conti deposito. Il rischio di mercato (duration risk) è il principale: se i tassi d'interesse salgono dopo il tuo acquisto, il prezzo del BTP scende. Se li vendi prima della scadenza, potresti registrare una perdita significativa. Un BTP a 10 anni perderà circa il 5-7% di valore se i tassi salgono di 0,5 punti percentuali. Il rischio sovrano, sebbene l'Italia sia un paese ad alto merito creditizio (rating A o A-), esiste: in caso di ristrutturazione del debito pubblico, i detentori di BTP potrebbero subire perdite. Inoltre, il rischio di inflazione erode il rendimento reale su scadenze lunghe, e il rischio di liquidità può peggiorare durante periodi di stress di mercato.

Fiscalità: il fattore decisivo

Tassazione del conto deposito

Gli interessi maturati su conti deposito sono assoggettati a imposta sostitutiva del 26% (art. 1, comma 167, L. 190/2014). La banca provvede a trattenere l'imposta direttamente al momento del pagamento degli interessi, senza possibilità di opzione per il regime dichiarativo. Se depositi 50.000 euro al 3,5% lordo per 1 anno, gli interessi lordi sono 1.750 euro, le tasse ammontano a 455 euro (26%), e gli interessi netti risultano 1.295 euro, con un tasso netto effettivo del 2,59%.

Tassazione dei BTP

I BTP sono soggetti allo stesso regime impositivo del conto deposito: imposta sostitutiva del 26% sulle cedole e sulle plusvalenze realizzate in caso di vendita prima della scadenza. Tuttavia, esiste una fondamentale differenza fiscale legata alle minusvalenze. Se acquisti un BTP a 100 e lo vendi a 97 (realizzando una perdita), puoi compensare questa minusvalenza con plusvalenze da altri titoli, riducendo così la tua base imponibile complessiva. Nel conto deposito, le minusvalenze non esistono perché gli interessi sono certi e non fluttuano.

Confronto diretto della tassazione

A parità di rendimento lordo (ad esempio 3,5% annuo), il conto deposito e i BTP presentano la stessa aliquota fiscale del 26%. La differenza emerge quando consideri:

  • Volatilità: i BTP possono perdere valore se i tassi salgono, generando minusvalenze compensabili
  • Certezza del rendimento: il conto deposito garantisce il tasso dichiarato, senza sorprese
  • Orizzonte temporale: se detieni un BTP fino a scadenza, recuperi il capitale nominale indipendentemente dalle oscillazioni di prezzo

Rischi e Considerazioni Pratiche

Rischio di insolvenza: la protezione del Fondo Interbancario

I conti deposito presso banche italiane ed europee aderenti al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) sono protetti fino a 100.000 euro per depositante e per banca. Se la banca fallisce, il Fondo copre integralmente i tuoi depositi entro questo limite. I BTP, invece, rappresentano prestiti diretti allo Stato italiano, che gode di un merito creditizio superiore a quello di una singola banca privata. Storicamente, il rischio di insolvenza dell'Italia è significativamente inferiore a quello di una banca commerciale, anche se in periodi di crisi finanziaria può aumentare.

Rischio di tasso: come proteggere il rendimento

Se sottoscrivi un conto deposito a tasso fisso per 12 mesi al 3,5%, sei bloccato a quel rendimento. Se i tassi scendono nei successivi mesi, hai fatto una scelta saggia; se salgono a 4%, hai perso l'opportunità di guadagnare di più. Con i BTP a tasso fisso accade la stessa cosa alla sottoscrizione, ma hai la libertà di venderli prima della scadenza per incassare una plusvalenza se i tassi scendono e il prezzo del titolo sale. Viceversa, se i tassi salgono, realizzerai una minusvalenza se vendi anticipatamente.

Liquidità e tempi di accesso al denaro

I conti deposito vincolati prevedono penali se prelevi prima della scadenza del termine concordato. Un deposito a 12 mesi con prelievo anticipato potrebbe comportare una riduzione degli interessi o addirittura la perdita di una parte del capitale, a seconda delle condizioni contrattuali. I BTP acquistati sul mercato secondario sono vendibili in qualsiasi momento durante gli orari di apertura del mercato: puoi incassare il denaro entro 2-3 giorni lavorativi, pur realizzando una minusvalenza se i prezzi sono scesi. I conti deposito senza vincolo (a tempo indeterminato) offrono maggiore flessibilità, ma a tassi inferiori (solitamente 1-2% annuo).

Domande Frequenti

Qual è il costo delle commissioni nel confronto tra conto deposito e BTP?

I conti deposito presso banche online e istituti tradizionali non prevedono commissioni di gestione: il tasso indicato è il rendimento netto delle spese bancarie. Al massimo, potresti incontrare una piccola imposta di bollo (2 euro annui per conti sotto 5.000 euro, scalini superiori per importi maggiori), ma molte banche la assorbono. I BTP comportano commissioni di negoziazione presso il broker o la banca utilizzata per l'acquisto, generalmente comprese tra lo 0,1% e lo 0,5% del valore della transazione. Ad esempio, acquistando 10.000 euro di BTP con commissione dello 0,25%, pagherai 25 euro. Inoltre, se vendi prima della scadenza, dovrai corrispondere nuovamente una commissione di vendita. Nel lungo termine, per importi significativi, le commissioni sui BTP possono erodere una parte consistente del rendimento, soprattutto se i tassi sono contenuti.

Domande Frequenti

Quanto mi costa davvero acquistare BTP nel 2026 rispetto a un conto deposito?

Nel 2026, il costo totale dei BTP dipende da tre fattori: la commissione di acquisto (0,1%-0,5%), la possibile commissione di vendita anticipata, e l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sul valore nominale. Se investissi 10.000 euro in BTP decennali, pagheresti circa 25-50 euro di commissione iniziale. Un conto deposito, invece, ha costi minimi o nulli (massimo 2 euro di bollo annuale per importi sotto 5.000 euro). Se mantieni i BTP fino a scadenza, le commissioni si ammortizzano meglio; se vendi anticipatamente per cogliere variazioni di prezzo, i costi aumentano significativamente e potrebbero annullare i vantaggi di rendimento rispetto al conto deposito.

Se ho 50.000 euro da investire, mi conviene dividerli tra conto deposito e BTP?

Sì, una strategia mista è spesso la scelta più intelligente nel 2026. Puoi destinare una parte (ad esempio 20.000-25.000 euro) a un conto deposito con tasso annuo tra il 2,5% e il 3,5%, garantendo liquidità immediata e assenza di rischi di mercato. L'altra parte (25.000-30.000 euro) in BTP governativi a scadenze diverse (3, 5, 10 anni) per sfruttare tassi leggermente superiori (dal 3% al 4%) e diversificare. Questa combinazione equilibra il rendimento, minimizza il rischio di tasso e ti permette di accedere ai soldi velocemente se necessario, mantenendo un'esposizione alle obbligazioni di Stato italiane.

Come faccio a confrontare il rendimento netto tra conto deposito e BTP con le tasse?

Il procedimento è semplice. Per il conto deposito: prendi il tasso lordo dichiarato (già netto di commissioni), sottrai le tasse dovute (26% di ritenuta fiscale sugli interessi) e deduci il bollo annuale. Ad esempio, con tasso del 3% su 50.000 euro, ottieni 1.500 euro lordi, meno 390 euro di tasse = 1.110 euro netti. Per i BTP: sottrai le commissioni di acquisto dal rendimento totale, applica il 12,5% di imposta sostitutiva sui capital gain (se vendi in utile) e il 12,5% sugli interessi corrisposti. Un BTP con cedola del 3,5% su 50.000 euro genera 1.750 euro lordi, meno 219 euro di imposta = 1.531 euro netti, più eventuali plusvalenze. Il vantaggio fiscale dei BTP emerge quando li mantenere a scadenza e il tasso continua a salire.

Nel 2026 i tassi sui conti deposito potrebbero scendere di colpo? Devo scegliere subito?

È un rischio reale ma gestibile. La Banca Centrale Europea continuerà a monitorare l'inflazione e i tassi di riferimento potranno calare gradualmente nel 2026 se l'economia si stabilizza. I conti deposito con tasso fisso garantito proteggono da questo rischio per la durata pattuita (spesso 6 mesi o 1 anno), mentre quelli a tasso variabile si adatteranno. Una strategia intelligente consiste nel vincolare una parte del capitale in conto deposito con tasso fisso garantito per 12 mesi (assicurando il rendimento attuale), e investire il resto in BTP a scadenze progressive, in modo da non mettere tutto al riparo dalla possibilità che i tassi rimangono alti più a lungo. Evita di decidere in panico: confronta sempre le condizioni attuali di almeno tre banche prima di scegliere.

Le guide Moneyside hanno carattere educativo e informativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale ai sensi del D.Lgs. 58/1998 (TUF) e della Direttiva MiFID II. Verifica sempre le informazioni con fonti ufficiali o un professionista qualificato.

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